Ettore Majorana e l'isolamento volontario

Ettore Majorana e l'isolamento volontario

10/04/2020 | Di La Particella Fantasma

Quando si parla di Ettore Majorana si pensa immediatamente al mistero ancora irrisolto della sua scomparsa. È noto infatti che, nel marzo del 1938, il fisico siciliano, imbarcatosi su un traghetto che da Napoli l’avrebbe portato a Palermo, scompare misteriosamente nel nulla.

È meno noto però, che durante i quattro anni precedenti alla sua scomparsa, Ettore Majorana decise di autoisolarsi e recludersi volontariamente nella sua stanza, riducendo al minimo i contatti col mondo e con i suoi famigliari per “vivere pirandellianamente da Uomo Solo”.

È l’estate del 1933, Ettore è appena tornato da Lipsia e dal suo soggiorno tedesco, un periodo di 6 mesi che lo ha visto a contatto con i maggiori esponenti della fisica internazionale, in particolar modo Heisenberg. Il clima è in fermento, il giovane Ettore incontra e si confronta con fisici ben più affermati di lui che gli riconoscono, fin dal primo momento, il rispetto e l’approvazione dovuti ad un talento del suo calibro. Sono i mesi della rivoluzione nazionalsocialista e Lipsia è tappezzata di bandiere con la croce uncinata. 

Al suo ritorno a Roma Ettore è solo, la sua famiglia è in villeggiatura. Deciderà di restare solo anche al loro ritorno, rinchiudendosi in stanza e intraprendendo un periodo di isolamento volontario per i successivi 4 anni. Usciva di rado dalla stanza, si portava il cibo in camera (spesso beveva solo latte per giorni), metteva fuori un vaso da notte e non faceva che leggere e scrivere appunti su fogli sparsi per la stanza e per la scrivania. Si fece crescere barba e baffi oltre i limiti dell’accettabile per quel periodo storico. Rifiutò ogni contatto umano, sia fisico che epistolare.

  

21112019-DSCF6293-copiaFoto di Backstage dal set de La Particella Fantasma

 

Non sono molte le informazioni riguardo a come Ettore impiegasse il tempo e la solitudine a cui aveva deciso di dedicarsi, quello che sappiamo è che ampliò e diversificò i suoi studi. Cominciò ad interessarsi di medicina e filosofia diventando un esperto del filosofo pessimista Schopenhauer. Si avvicinò anche alla teologia allontanandosi dal volgare materialismo scientifico. Di sicuro continuò a conservare una vera e propria ossessione per la fisica. Risale a quel particolare periodo della sua vita la sua citazione più controversa: “La fisica è sulla strada sbagliata. Siamo tutti sulla strada sbagliata”.

Dopo quasi quattro lunghi anni di isolamento, Ettore interrompe la sua reclusione e decide di ripresentarsi al mondo e, con gran sorpresa di tutti soprattutto dei colleghi, di voler intraprendere la carriera accademica, una strada che per anni aveva rifiutato e che di certo gli cambiò la vita radicalmente, almeno fino a dove ci è dato sapere.

È il 1937, Ettore ha appena trentun anni quando viene nominato Professore di Fisica Teorica all’Università di Napoli “per alta e meritata fama” grazie al famoso articolo “Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone”.

L’articolo, che si presume sia stato scritto proprio nel periodo dell’Isolamento, non ha smesso di mettere alla prova generazione di fisici e matematici, che tutt’oggi, a più di 80 anni dalla sua pubblicazione, continuano ad interrogarsi sul fermione di Majorana e sulla sua applicazione all’informatica ed ai computer quantistici.

Pochi mesi dopo aver accettato la cattedra all'università di Napoli, nel marzo del 1938, Ettore Majorana scompare misteriosamente nel nulla.

Come sulla sua scomparsa, anche sulle ragioni del suo isolamento volontario possiamo solo formulare ipotesi. Non ci sembra però spropositato pensare che la reclusione sia stata in qualche modo funzionale e propedeutica a tutto quello che è venuto dopo.

In tal senso, la reclusione rappresenta per Ettore Majorana l’inizio di quella crisi personale, umana e, perché no, anche spirituale che lo ha portato a fermare il mondo.

Ad allontanare gli stimoli e il rumore esterno per ascoltarsi. A cercare nella letteratura, nella filosofia e nella teologia le risposte a quelle domande a cui nemmeno la fisica e la matematica sanno dare soluzione, domande che prima o poi colgono impreparato ciascuno di noi: “chi sono io?” qual è il mio senso ed il mio scopo nel mondo?”.

E forse, per un genio come Ettore, che già a quattro anni sapeva risolvere a mente ed in pochi secondi calcoli complessi e radici quadrate e cubiche, le domande si spingevano ancora oltre: “perché proprio io?” “perché questo dono?”.

Di certo non potremo mai avvicinarci alla comprensione dei tormenti e dei fantasmi di una mente geniale come quella di Ettore Majorana, soprattutto durante quei 4 anni di isolamento, ma possiamo analizzare quel periodo e quanto accaduto a lui per riportarlo ad oggi, ad aprile 2020.

È innegabile che l’isolamento, ed il dolore e la solitudine che ne sono derivati, hanno preceduto, nella vita di Ettore, un cambiamento radicale e rivoluzionario, una presa di posizione assoluta nei confronti di sé stesso, della sua famiglia e del contesto socio-culturale in cui operava.

Oggi, in questi giorni in cui ognuno di noi è richiuso in un isolamento forzato, in cui, anche chi non l’ha mai sperimentato si trova a far i conti con il silenzio e la solitudine, ci viene ancora di più in mente Ettore e ci chiediamo se l’isolamento può rappresentare il seme del cambiamento.

E nel caso dello scienziato italiano, quale cambiamento?

Possono davvero 4 anni di reclusione, isolamento e silenzio avere portato Ettore a premeditare cosi accuratamente il suo suicidio? Oppure sono stati un ponte verso una rivoluzione personale che l’ha portato “altrove”?

Come sappiamo le ipotesi sulla sua comparsa sono tante, ce ne siamo già occupati in un articolo precedente.

Di certo in ognuna di esse si parla di un “allontanamento” di Ettore da un sistema nel quale si riconosceva poco.

L’allontanamento da un paese quasi in guerra in cui i fisici, e soprattutto quelli nucleari, sarebbero certamente stati chiamati ad avere un ruolo decisivo.

Il rinnegamento di un contesto scientifico, quello italiano, da cui non si sentiva affatto rappresentato.

La fuga da un ambiente famigliare di stampo tipicamente meridionale nel quale era stanco di recitare un ruolo e partecipare al giuoco della parti.

Forse nell’isolamento Ettore ha cercato la chiave di volta. Abbassando il volume del mondo è riuscito ad ascoltarsi e capire la strada da intraprendere.

Forse è stato proprio in una lettura di quel periodo di isolamento che, nel capolavoro di uno scrittore molto amato, Ettore ha trovato la sua soluzione: "Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove” (Il Fu Mattia Pascal” L. Pirandello).

Nei prossimi giorni vi inviteremo a seguirci in una tavola rotonda online in cui, insieme a un team di esperti, analizzeremo proprio questa particolare fase della vita di Ettore Majorana, la sua reclusione volontaria e le cause che possono averla provocata anche per riportarla ai giorni nostri, al nostro vissuto quotidiano di questo mondo in isolamento.

State con noi, e presto vi daremo nuovi aggiornamenti sull’evento.

 


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*Bibliografia: La Scomparsa di Majorana - L.Sciascia Edizione Adelphi;  La vita e l’opera di Ettore Majorana - E.Amaldi - Bardi Editore; Il Caso Majorana - Erasmo Recami Di Renzo Editore

Autore: Mirella Buono

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